Sylvia Beach ci dà il benvenuto alla Shakespeare and Company

Sylvia Beach and James Joyce

Pagine: 282
Genere: Memoir
Editore: Neri Pozza
Data di pubblicazione: settembre 2018
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Un’americana, un uccellino di donna che fuma come un turco e sogna di aprire una libreria francese a New York.
Inizia tutto così.
Eppure il sogno di Sylvia Beach, libraia e donna appassionata, si trasforma ben presto in una libreria americana a Parigi e in “Shakespeare and Company”, il suo libro di memoir, ci racconta la storia finemente dettagliata della più bella e famosa libreria del Novecento. Con la traduzione di Elena Spagnol Vaccari e la prefazione di Livia Manera il libro è imperdibile per chiunque ami davvero i libri. 

    Da gran tempo desideravo una libreria, e questo desiderio era ormai diventato un’ossessione. Sognavo una libreria francese a New York, una succursale di quella di Adrienne: volevo aiutare gli scrittori francesi per cui avevo concepito un’ammirazione così profonda a farsi conoscere nel mio Paese. Ma i pochi risparmi che mia madre era disposta a rischiare nell’impresa non sarebbero bastati a impiantare una libreria a New York: non tardai molto a rendermene conto, e con profondo rimpianto dovetti rinunciare all’idea tanto accarezzata. […] La libreria francese s’era trasformata sotto i miei occhi in una libreria americana a Parigi. In Francia con il capitale a mia disposizione avrei potuto fare molte più cose che a New York; gli affitti erano più bassi, e più basso era, ai quei tempi, anche il costo della vita.

Shakespeare and CompanyLa Grande Guerra e la Depressione, infatti, avevano fatto perdere valore al franco rispetto al dollaro e Parigi divenne la città perfetta per chiunque amasse l’arte e la letteratura. Si vendevano pochi libri e Sylvia ebbe l’idea della biblioteca circolante: avere clienti abbonati che in cambio di una quota mensile prendessero in prestito i libri che desideravano. Non c’era scrittore francese o anglosassone che non la conoscesse e che non frequentasse la sua piccola libreria, ritrovo di intellettuali e rifugio per giovani talenti.
La storia di Sylvia Beach è però indissolubilmente legata a James Joyce e alla pubblicazione dell’Ulysses a Parigi, che è il capitolo più interessante della vicenda della Shakespeare and Company. L’Ulysses era uscito a puntate sulla rivista Egoist nel 1919, ma alla quinta puntata la pubblicazione si dovette interrompere a causa delle reazioni scandalizzate dei lettori. Harriet Weaver, editrice di Egoist, decise di pubblicarlo in volume, ma l’impresa si rivelò impossibile. Ecco perché la prima edizione dell’Ulysses vide la luce a Parigi nel 1922, primo volume della casa editrice Shakespeare and Company e stampato a Digione dal coraggioso tipografo Maurice Darantiere, “maestro stampatore”.

    Non gli feci mistero della mia situazione economica: non avrei potuto dargli un soldo finché non avessi riscosso quelli delle sottoscrizioni  – ammesso che qualcuno sottoscrivesse. Darantiere accettò di intraprendere la stampa dell’Ulysses a questi patti: un gesto da vero amico e da uomo amante del rischio. […] Fu stampato un volantino in cui Shakespeare & Company, Parigi, annunciava per «l’autunno del 1921» la pubblicazione dell’Ulysses di James Joyce «in edizione integrale» (punto molto importante). L’edizione sarebbe stata di mille copie: cento su carta olandese e firmate dall’autore, in vendita a 350 franchi; centocinquanta su vergé d’Arches, a 250 franchi; le rimanenti settecentocinquanta su carta comune a 150 franchi.

Le reazioni furono le più disparate. La più divertente fu quella di George Bernard Shaw che rispose alla lettera nella quale Sylvia Beach gli chiedeva se fosse intenzionato ad acquistare una copia del libro. Joyce la mise in guardia, “Non lo farà mai. Scommettiamo?”. Una scatola di Voltigeurs contro un fazzoletto di seta.

    Imparo dai libri del signor Joyce che Dublino è ancora quella di sempre, e che i giovanotti dublinesi passano ancora il loro tempo a sbavare sconcezze, esattamente come nel 1870. Certo è una consolazione sapere che qualcuno finalmente ne ha avuto tanto schifo da trovare il coraggio di trascriverle e da usare il suo genio letterario per costringere la gente a guardare in faccia quella ripugnante realtà. In Irlanda, per insegnare al gatto a non sporcare in casa, gli fanno strofinare il naso nei suoi bisogni. Il signor Joyce ha tentato l’esperimento sul soggetto umano. Mi auguro che l’esperimento abbia successo. Non ignoro che in Ulysses ci sono altre qualità e altri brani; ma non mi ispirano nessuna particolare considerazione.

Joyce aveva ragione e vinse la scommessa. Sylvia Beach rimase leggermente delusa.
All’interno di questo straordinario libro, Sylvia Beach ci accompagna in un viaggio entusiasmante, quello che ogni lettore desidererebbe poter vivere almeno una volta nella propria vita: crescere tra i libri, conoscere James Joyce ed editarne l’Ulysses, vantare Valery Larbaud come padrino della libreria, avere come miglior cliente un giovane Ernest Hemingway che si recava alla Shakespeare and Company per leggere le riviste con il figlio in braccio, bere litri di champagne con Francis Scott Fitzgerald, l’unico modo che lo scrittore conosceva per potersi liberare di tutto il denaro che guadagnava con i suoi libri, stringere la mano di Ezra Pound, organizzare una mostra di Walt Whitman, ricevere un esemplare con dedica di tutti i libri dal suo caro amico Paul Valéry. E ancora, ancora.

Tra successi e spese fuori controllo arrivarono gli anni dell’invasione tedesca, della guerra, ma la Shakespeare and Company era ancora lì. Sylvia non ebbe mai clienti tedeschi eccetto per un episodio: un ufficiale di alto rango sceso da un’enorme automobile, volle una copia di “Finnegans Wake” esposta in vetrina, Sylvia disse che era di sua proprietà e che non era in vendita. L’ufficiale al suo rifiuto le comunicò che avrebbe fatto confiscare il negozio. Fu deportata in un campo di concentramento e dopo sei mesi ritornò a Parigi. La libreria non riaprì più. Oggi la Shakespeare and Company, meta per tutti i bibliofili che si recano a Parigi, si trova in una zona diversa, riaperta negli anni Cinquanta in onore di Sylvia che aveva sacrificato tutta se stessa per le sue passioni e per le sue idee.

L’Autrice
Sylvia Beach at Shakespeare and CompanySylvia Beach nasce il 14 marzo 1887 a Baltimora nel Maryland. Nel 1916 giunge a Parigi , dove due anni dopo fonda la celebre libreria Shakespeare and Company Nel 1922 diviene la prima editrice di James Joyce, pubblicando con una tiratura di mille copie, l’Ulisse. Nel 1923 dà alle stampe “Racconti e poesie”, il primo libro di Ernest Hemingway. Muore a Parigi nel 1962.

Benedetta Ferrara

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Written by Benedetta Ferrara
Giornalista, scrittrice. Lettrice appassionata. Adoratrice delle sette arti. Nel tempo libero inseguo il mare. La gentilezza e la ricerca della verità sono i miei valori assoluti.