Nel “giardino delle bestie” di Erik Larson

Pagine: 560
Genere: Romanzo storico
Editore:
Neri Pozza
Anno di pubblicazione: 2016
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    Possibile che non esista un modo per impedire agli uomini e alle nazioni di distruggersi a vicenda? 

Come leggere correttamente i segnali che indicano che la storia è ad una svolta? Come interpretare l’affacciarsi sulla scena sociale e politica di un movimento i cui appartenenti, simpatizzanti, attivisti, capi presentano caratteristiche completamente nuove? Come decodificare i loro comportamenti in maniera tale da non correre il rischio di lasciarsene sedurre? Come comprendere in tempo se il cambiamento che propongono (o impongono) sarà positivo o condurrà alla catastrofe?

“Il giardino delle bestie” di Erik Larson racconta una storia vera, la nostra storia, e ci mostra come sia difficile anche per coloro che per estrazione culturale e per mestiere si suppone possiedano tutti gli strumenti cognitivi ed intellettuali per “leggere” il cosiddetto “nuovo che avanza”,  individuare in tempo la reale direzione verso cui i nuovi scenari della storia possono trascinare.
La narrazione si svolge prevalentemente a Berlino nel periodo che va dall’estate 1933 al dicembre 1937, il periodo in cui al docente di storia all’Università di Chicago William Dodd – sessantaquattrenne, di corporatura snella e dagli occhi chiari, appassionato delle cose del Vecchio Sud degli Stati Uniti, sul quale scrisse dei testi – fu affidata in circostanze abbastanza casuali dal presidente Franklin Delano Roosevelt in persona la carica di ambasciatore a Berlino nel periodo in cui la pressione nazista cominciava ad esercitare i suoi effetti specialmente nell’ambito della discriminazione verso la popolazione di fede ebraica. Nominato da Roosevelt sei mesi dopo l’arrivo al potere di Adolf Hitler, William E. Dodd si trova dunque ad essere il primo ambasciatore americano nella Germania nazista.
L’ingenuo Dodd, quarant’anni prima dei fatti narrati, aveva conseguito il dottorato a Lipsia e che quindi conosceva bene la lingua tedesca e, soprattutto, amava la Germania e i suoi abitanti. Arriva in Europa a bordo della nave Washington nel luglio del 1933. 

    Con la ragione e il buon esempio sarebbe riuscito a esercitare un’influenza moderatrice su Hitler e sul governo nazista, e al tempo stesso avrebbe aiutato l’America a scuotersi dal suo atteggiamento isolazionista e a optare per una maggiore partecipazione sullo scenario internazionale.

La  stessa  figlia Martha rimase inizialmente affascinata dallo charme della vita mondana che animava la Berlino degli anni trenta.
Quando però, dopo pochi mesi, e soprattutto all’alba della “Notte dei lunghi coltelli”, Dodd cui era “spettato l’onere di confrontarsi con un regime arrogante che riconosceva soltanto la forza”, comprese il vero volto del dittatore tedesco, tutti i componenti della famiglia si ritrovarono critici inorriditi testimoni della falsità della propaganda nazista e della brutalità del regime. Dodd tentò da allora, assieme ad altri due funzionari dell’Ambasciata, di mettere in allarme il Governo negli USA ma si rese presto conto che il Dipartimento di Stato americano sembrava essere sordo a qualunque suo avvertimento, e per il Presidente Roosevelt “la priorità era uscire dalla Depressione”.

Scritto in una forma molto particolare che si colloca tra storia, cronaca, e racconto, Il giardino delle bestie è un libro pieno di suspense, che si legge come un thriller politico e di spionaggio, e sebbene basato su documenti storici molto seri e numerosissimi risulta di scorrevole lettura e Larson è bravissimo nel renderci partecipi della tensione crescente che invade la capitale tedesca in cui tutti spiano tutti, tutti diffidano di tutti, tutti cercano in ogni modo di non inimicarsi i quadri del Partito, una Berlino in cui nessuno può essere sicuro della propria incolumità.
Un libro appassionante che fa toccare con mano la pesante atmosfera berlinese, con un Roosvelt che, al di là dell’oceano, è circondato da un entourage che fa orecchie da mercante ai segnali che Dodd manda dalla Germania e che si rifiuta di aprire gli occhi su quello che sta avvenendo in Europa.

L’Autore
Erik LarsonErik Larson è nato a Freeport, Long Island, nel 1954. Collaboratore di Time, New Yorker, Atlantic Monthly, Harper’s e altre prestigiose riviste americane, ha scritto numerose opere, tra le quali “Guglielmo Marconi e l’omicidio di Cora Crippen” (Neri Pozza 2014) e “The Devil in the White City”. Erik Larson vive a Seattle con la moglie e tre figlie.

Benedetta Ferrara

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Written by Benedetta Ferrara
Giornalista, scrittrice. Lettrice appassionata. Adoratrice delle sette arti. Nel tempo libero inseguo il mare. La gentilezza e la ricerca della verità sono i miei valori assoluti.