Dal ’69 al Pompei Pride 2018: Noi R-Esistiamo

Jesus had two dads.

Dear Life,

sabato 30 giugno i miei occhi hanno urlato al cielo la felicità che stava mordendomi l’anima. Ho goduto dell’Amore, espresso in migliaia di colori. Ho manifestato insieme a fiumi di attivisti e cittadini coscienti al Gay Pride a Pompei, in quella che una delle città che mi ha visto crescere. Nei giorni scorsi ho ascoltato e letto di tutto: accuse, urla d’odio e discriminazione presentate come “opinioni”, contro chi ha coraggiosamente deciso di vivere la propria esistenza seguendo il proprio cuore.

«Ostentazione di volgarità, perché di questo si tratta.»

«Ma che senso ha questo schifo di evento?»

«È solo uno schifo… dementi a chi piace»

«Sarò all’antica, ma viva la tradizione. Femmine, no femminielli e femmenone…»

«Va’ che bel raduno di ritardo e disagio.»

Vi ho riportato solo alcuni dei commenti che ho letto in giro per il web in merito al Pride a Pompei. Ecco perché ho deciso di fare un po’ di chiarezza.

Negli anni ’60 negli Stati Uniti i poliziotti organizzavano, quasi ogni sera, retate nei locali gay picchiando, arrestando e minacciando i membri della comunità LGBT, intenti semplicemente a trascorrere una serata all’insegna della musica e del divertimento.
Il 28 giugno del 1969 un gruppo di poliziotti fece irruzione nel club gay “Stonewall Inn” di New York. Per la prima volta la comunità LGBT non rimase a guardare e decise di rispondere alle manganellate con altrettanta violenza. Leggenda vuole che fu Sylvia Rivera a scagliare il primo colpo, lanciando la sua scarpa col tacco contro un poliziotto. Per tutti i giorni a seguire la comunità gay decise di scendere in strada ad urlare la propria esistenza. Il tempo di nascondersi era terminato. Lo slogan era chiarissimo: 

“Say it clear, say it loud. Gay is good, gay is proud”
(Dillo in modo chiaro, e urlalo. Essere gay è giusto, essere gay è motivo d’orgoglio)

Esattamente un anno dopo, in memoria dei moti di Stonewall, fu organizzato il primo Gay Pride a New York, inizialmente chiamato “Christopher Street Liberation Day March”. Durante questa marcia i partecipanti scesero in strada indossando vestiti colorati, slip e costumi da bagno. Ognuno poteva finalmente e liberamente passeggiare in strada con gli abiti che sentiva adatti al proprio modo d’essere, senza provare più alcuna paura. Le regole sociali erano regole di repressione e nessuno aveva più voglia di seguirle. Nello stesso anno seguirono altre manifestazioni a Chicago, San Francisco e Los Angeles. Proprio a Los Angeles si ottenne per la prima volta una manifestazione transennata, così da poter organizzare una vera e propria parata.

Anni di lotta e di violenza, quelli che ci hanno preceduto nel secolo scorso, ma i gay pride sono colore, vita e dignità. Necessari per rompere quelle catene che ancora attanagliano il mondo LGBT.

Qualche anno fa, ad un evento pubblico, ricordo di aver esclamato in pieno viso ad un concittadino, dopo alcune sue scandalose ed offensive dichiarazioni, “Temere l’omosessualità è come temere il sole in estate. Lei ha paura del sole? O, come tutti, va al mare ad abbronzarsi?”. Ho ripensato a quel momento negli ultimi giorni, al viso pervaso da disprezzo di quel cittadino, che non riesco e ancora non posso reputare concittadino, perché abitiamo due mondi così lontani.

Pompei Pride 2018
Oggi in Italia le unioni civili sono tutelate dalla “Legge Cirinnà”, dal nome della sua prima firmataria, la senatrice Monica Cirinnà, presente anche al Gay Pride a Pompei. Eppure, è ancora così facile sentir pronunciare parole del tipo, “Le famiglie gay non esistono”. Ah, a dirlo è stato il nostro “Ministro per la famiglia e le disabilità”, ma loro continuano ad affermare che “i diritti degli omosessuali ci sono tutti e sono ben tutelati”.
La mia penna oggi grida, tra la quiete e la bramosia di parole che gli detta la mia anima sempre più assetata di giustizia e d’uguaglianza. I gay Pride, così come quello a Pompei, sono una risposta a chi gioca al più cattivo, a chi si diverte ad istigare odio ed intolleranza, ignorando che il diverso non è fonte di paura. Non potrà mai essere fonte di terrore.
C’è una frase di Harvey Milk, politico statunitense, militante del movimento di liberazione omosessuale e primo componente delle istituzioni apertamente gay, che porto con me ogni giorno:

   Se non ti mobiliti per difendere i diritti di qualcuno che in quel momento ne è privato, quando poi intaccheranno i tuoi, nessuno si muoverà per te. E ti ritroverai solo.

Oggi è possibile un’affermazione di diritti, deve esserlo, vogliamo solidarietà per coloro che sono ancora considerati una ruota di scorta dalla società tutta. «Oggi per fare la guerra alla povertà si fa la guerra contro i poveri, contro i migranti, contro i rom, contro chi è diverso. Chi sarà il prossimo? Noi chiediamo dignità per tutti coloro che decidono di interpretare la propria identità liberamente» ha dichiarato Raffaella Casciello, attivista scafatese e donna audace.
Non c’era nulla di raccapricciante o scandaloso sabato 30 giugno a Pompei. Solo gioia ed intrepidezza. Solo l’amore.

Pompei Pride 2018
L’ideale sarebbe essere capaci di amare una donna o un uomo, indifferentemente, un essere umano, senza provare paura, limiti, od obblighi, perché sono convinta che gli oppositori alle unioni civili siano semplicemente dalla parte sbagliata della Storia. Gli interessi della civiltà non vengono serviti spingendo un amore tra adulti nella clandestinità. Vorrei che si guardasse al mondo sempre con gli occhi di un bambino ed il cuore grande di una mamma e che ognuno si sentisse libero di baciare la propria persona in strada, seduti su una panchina o in riva al mare. Che i crudeli potessero dialogare con la propria coscienza, perdonarsi e redimersi. Si sta così bene qua fuori, anche se spesso è tanto difficile, allora mi auguro che ogni essere umano possa lasciare il proprio covo, sentirsi libero. Uscire qui fuori, insieme a noi. All’aperto.
L’amore è semplicemente amore, e mi spiace, ma vince sempre.

A chi non va di leggere Virginia Woolf,  Truman Capote, Michel Foucault o Lord Byron, può dedicarsi alla bellezza della settima arte con dieci film sul mondo LGBT che ho amato follemente e che vi propongo di seguito.

Benedetta Ferrara

Le foto relative al “Pompei Pride 2018” sono di Alessandra Scarpa.
Facebook: Alessandra Scarpa Photo
Instagram: alessandrascarpaphoto

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Written by Benedetta Ferrara
Giornalista, scrittrice. Lettrice appassionata. Adoratrice delle sette arti. Nel tempo libero inseguo il mare. La gentilezza e la ricerca della verità sono i miei valori assoluti.